Come costruire una relazione filantropica? Ne parliamo con Elisa Bortoluzzi Dubach

Come costruire una relazione filantropica? Ne parliamo con Elisa Bortoluzzi Dubach

Intervista

La filantropia è una scienza, si muove secondo regole precise ed è spesso debitrice a psicologia, economia comportamentale e neuroscienze, attraverso una rete complessa e articolata di contatti, conoscenze e progetti virtuosi atti a connettere donatori e riceventi. Lo spiega “La relazione generosa – Guida alla collaborazione con filantropi e mecenati” scritto a quattro mani da Elisa Bortoluzzi Dubach e Chiara Tinonin, esperte del settore e consulenti di aziende internazionali, e pubblicato da FrancoAngeli nella collana Manuali.

Che cos’è e come nasce “La relazione generosa-Guida alla collaborazione con filantropi e mecenati”?
Il nostro libro nasce dal desiderio profondo di facilitare la collaborazione con filantropi e mecenati. È il primo manuale completo su questo tema in lingua italiana e si articola in nove capitoli, più un’appendice dedicata alle nuove traiettorie di sviluppo del settore. È un’opera estremamente fattiva, in cui ogni capitolo è corredato da checklist operative, che rendono immediata per il lettore l’applicazione dei vari criteri metodologici nella gestione della relazione con un mecenate. È un libro che può essere consultato per capitoli a seconda delle necessità del lettore, conservando la comprensione globale della tematica. Ed è dedicato a tutti coloro che possono beneficiare del mecenatismo, come gli specialisti della filantropia, gli operatori della comunicazione, i professionisti del marketing; ma anche gli studenti, i curiosi e le persone semplicemente interessate alla tematica. È una pubblicazione che si lega in modo perfetto al vostro bel libro “Filantropia 2.0, istruzioni per l’uso“.

 

Partiamo dalle basi: mecenatismo e filantropia – quali sono le differenze principali tra questi due termini? 
Oggi non è raro che la parola mecenatismo sia usata come sinonimo di filantropia, ma la sovrapposizione dei due sostantivi non è condivisa. I puristi sostengono che il mecenatismo riguardi chi sostiene e finanzia l’arte e la cultura in senso lato, spesso per goderne egli stesso in prima persona. E che la filantropia, invece, insista sulle urgenze del sociale, come la lotta alla povertà e alle disuguaglianze, l’accesso all’istruzione e alle cure mediche, la salvaguardia dei diritti umani e così via. Se guardiamo alle necessità di chi cerca una donazione filantropica, questa distinzione è del tutto illusoria: un artista, un musicista o uno scrittore che necessiti di una forma di sostegno economico per condurre la sua ricerca e avanzare nella produzione del lavoro, deve compiere gli stessi passi di un’organizzazione che sostiene l’educazione dei bambini in un paese in via di sviluppo e debba condurre una raccolta fondi.

 

Che cosa si intende e come si costruisce una relazione filantropica (la famosa “relazione generosa”) tra un donatore e un’organizzazione richiedente?
La “relazione generosa” del titolo è lo scambio reciproco che si instaura tra il filantropo e il beneficiario – spesso un artista o un professionista del settore non profit – attraverso il dono, che mette in moto una serie di effetti benefici, perfino a livello psicofisico. Perché possa esistere davvero una relazione generosa, il beneficiario deve essere pienamente consapevole del valore del suo lavoro, dei suoi obbiettivi e delle opportunità che offre al mecenate. E deve essere pronto ad accoglierlo come partner, con il quale dare slancio ai propri progetti. Inoltre, è necessario che nella relazione tra filantropo e beneficiario, si realizzi “l’equilibrio perfetto”, cioè un rapporto paritetico e collaborativo, dove la sintonia è assoluta, così come la comunione di intenti. Solo a queste condizioni, può nascere, crescere e dare i suoi frutti, la relazione generosa. È evidente che questo approccio va ben al di là del mero trasferimento di denaro, perché si condivide lo scopo profondo del progetto, in modo sia emotivo che razionale, e si avvia una programmazione che mira a produrre un valore positivo per l’intera società civile. Per realizzare tutto questo, occorre sviluppare una profonda capacità di ascoltarsi, di comunicare e di vivere in modo empatico il rapporto, studiando insieme come attivare e avviare il progetto filantropico nel modo più efficace possibile.

 

Nella sua esperienza, fino a che punto il processo donativo è portato avanti sulla base di valutazioni razionali e quanto su un impulso di tipo emotivo?
Innanzitutto, credo profondamente nella generosità e nella libertà della generosità, che considero i cardini del lavoro nella filantropia. E sono assolutamente d’accordo che un lavoro pianificato e strategico, con l’uso di strumenti adeguati, insieme alla stretta collaborazione con tutti gli stakeholder della società civile, sia necessaria e utile. Però, non sono d’accordo quando alcuni esponenti del mondo accademico pretendono di “imbrigliare” la generosità. Oggi più che mai, deve essere possibile anche il gesto spontaneo di solidarietà. Come giustamente afferma la nota autrice e specialista Beth Breeze in una recente intervista con Phil Buchanan, Presidente del Center for Effective Philanthropy, pubblicata nel Philanthropy New York News : “La filantropia è profondamente personale, e spesso radicata in esperienze e problematiche autobiografiche, quindi sentirsi dire di eliminare le preoccupazioni soggettive e usare solo l’aritmetica altruistica per allocare le donazioni, può eliminare la passione e la gioia del donare, e farlo sembrare più come pagare una tassa obbligatoria che una generosità volontaria”.

 

 

ELISA BORTOLUZZI DUBACH
Docente universitario in Italia e Svizzera, è consulente di relazioni pubbliche, sponsorizzazioni, fondazioni, per mecenati, consiglieri di fondazione, amministratori delegati di aziende nazionali e internazionali, governi e amministrazioni pubbliche. Fa parte della giuria del Premio austriaco “Mecenate”. Autrice di articoli sullo sponsoring, le fondazioni erogative e il mecenatismo – pubblicati in riviste specializzate, in lingua tedesca, inglese, italiana e araba – ha scritto “Lavorare con le fondazioni. Guida operativa di fundraising” (Franco Angeli); con Hansrudolf, “Frey Sponsoring dalla A alla Z. Manuale operativo” (Skira) e “Mäzeninnen-Denken-Handeln-Bewegen” (Haupt Editore); con Chiara Tinonin” La relazione generosa-Guida alla collaborazione con filantropi e mecenati” (FrancoAngeli)

www.elisabortoluzzi.com

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