Filantropia efficace

Filantropia efficace

di Urszula Swierczynska

Perché l’efficacia è importante quando parliamo di filantropia? Sono numerose le ragioni che dovrebbero spingerci a promuovere l’efficacia nella filantropia. Per cominciare, le risorse a disposizione sono limitate e dovremmo quindi cercare di massimizzare la quantità di cambiamento positivo che possono creare. In secondo luogo, perché la differenza di impatto prodotto da organizzazioni efficaci e non può essere enorme: gli stessi 100 euro destinati a cause filantropiche possono trasformarsi in una differenza cento o anche mille volte maggiore se scegliamo di sostenere una realtà efficace. E, infine, alcune persone sostengono che dovremmo essere moralmente obbligati a scegliere con cura a chi donare. Il nostro fallimento nell’identificare priorità di finanziamento può comportare conseguenze pesantemente negative per quei beneficiari lasciati senza alcun aiuto. Il concetto di effective philanthropy sta guadagnando terreno e sempre più donatori scelgono di seguirlo. 

A domanda diretta: “Vorresti che la tua filantropia fosse efficace?”, i donatori tendono a rispondere in modo affermativo. Perché non dovrebbero? Ciò nonostante, sono relativamente pochi quelli di loro che fanno seguire alla dichiarazione i fatti. L’efficacia è un termine complesso, con molteplici livelli, e facciamo molta fatica a declinarlo. Alcuni filantropi tendono a definirla solo in termini di efficacia delle organizzazioni che beneficiano delle loro donazioni. Altri si concentrano su analisi costo-efficacia o costobeneficio. Ma in realtà il tema è molto più ampio e un donatore può essere inefficace anche se dona alle organizzazioni a maggiore impatto o se finanzia progetti con costi amministrativi quasi nulli. 

Quindi, cosa significa donare in modo “efficace”? L’effective philanthropy è un approccio orientato alla produzione di un impatto positivo che mira a massimizzare il valore sociale identificando e ricercando “il maggior bene possibile”. Per definizione è guidato dalla performance e cerca attraverso la filantropia di generare il più ampio impatto. I donatori efficaci sono “impact-driven” e guardano a variabili come la scala, la qualità di cambiamento creato, il carattere trasformativo delle proprie azioni e il rapporto costoefficacia dei propri interventi. Prendono in considerazione l’impatto ancora prima di scegliere la causa filantropica da perseguire; questo, in sostanza, implica una selezione di tematiche e organizzazioni a maggio impatto, anche se ciò comporta impegnarsi in aree lontane dai propri interessi e passioni personali. 

In senso ampio, l’efficacia filantropica può essere valutata su due livelli: nell’identificazione della causa (il problema su cui operare) e dell’intervento (la soluzione per dare risposta al problema). Il primo punto considera tre variabili: importanza, trattabilità (tractability) e trascuratezza (neglectedness) della causa. Ciò significa in particolare: 

▪ Scala del cambiamento che si ricerca con l’intervento filantropico – quanto cambiamento positivo potrà essere creato o quante persone potranno essere aiutate dagli interventi?

▪ Grado di risolvibilità del problema – esistono evidenze rigorose che l’intervento produrrà un cambiamento trasformativo?

▪ Livello di trascuratezza – quanti donatori stanno già lavorando in quell’ambito in proporzione al bisogno reale?

Il presente framework può essere preso in considerazione dai donatori nel momento in cui si trovano a selezionare le aree su cui impegnarsi. “Efficacia” in filantropia significa domandarsi se la causa filantropica su cui intendiamo agire sia realmente di impatto. Cause che comprendono un numero ridotto di beneficiari, senza evidenza di impatto e con molti donatori già coinvolti nello stesso ambito vengono in genere considerate inefficaci. 

Quando invece si tratta di valutare l’efficacia di specifici interventi o non profit a cui sono state donate risorse filantropiche, i seguenti quattro criteri possono essere presi in considerazione:

1. Evidenza di efficacia – quali sono le prove di impatto, in termini di qualità di dati che l’organizzazione utilizza per implementare i propri interventi e di qualità delle relative azioni?

2. Costo-efficacia – quanto valore ottengono i beneficiari per ogni euro/dollaro donato a questa organizzazione?

3. Spazio per ulteriore finanziamento – quanto impatto addizionale può essere creato per ogni dollaro/euro in più donato a questa specifica organizzazione?

4. Trasparenza – quanto è aperta l’organizzazione alla comunicazione dei propri punti di debolezza o di sviluppi negativi nelle proprie attività? 

Anche se il principio di costo-efficacia è parte costituente della effective philanthropy, i due termini non si equivalgono. Le organizzazioni non profit possono non essere cost-effective per due ragioni basilari: perché gli interventi che implementano non funzionano o perché le modalità che utilizzano per farlo sono sbagliate. Una maniera per valutare se un intervento abbia un buon rapporto costo-efficacia sta nel comprendere se esista una chiara e migliore alternativa; ciò implica, ad esempio, confrontare l’organizzazione con una comparabile che ricerca gli stessi obiettivi. Infine, ma non in ordine di importanza, l’efficacia filantropica ha poco a che vedere con la proporzione tra quanti fondi vengono direttamente forniti ai beneficiari e quanti vengano investiti nei costi di gestione dell’organizzazione (amministrazione, ricerca e sviluppo, formazione dello staff, ecc.). Negli ultimi anni, esperti del settore non profit e accademici hanno prodotto molto materiale a riguardo ma ciò nonostante il tema continua ad essere attuale. Il rapporto costo-efficacia ha poco a che fare con la relazione tra costi diretti e indiretti. Ciò che invece sta al centro è il valore che l’organizzazione riesce a creare per i beneficiari. E per poter creare questo valore, è necessario l’overhead. Organizzazioni sotto finanziate, con personale non preparato e infrastrutture obsolete non dovrebbero essere oggetto di fiducia e reputate in grado di risolvere problemi sociali o ambientali significativi, in quanto rischiano di produrre più danni che benefici. Fortunatamente, sempre più donatori comprendono che la questione non è “Quante delle mie risorse verranno spese per coprire i salari del personale?” ma piuttosto “In quale modo questo investimento infrastrutturale trasformerà le vite delle persone che intendo aiutare?”. E, come dimostrano i fatti, è la seconda dimensione a condurre verso una filantropia realmente di impatto ed efficace.

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